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Messaggioda MarioBros » 12/05/2010, 1:55

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Genere: Fantasy
Titolo originale: Cirque du Freak - The Vampire's Assistant
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2009
Durata: 109'
Regia: Paul Weitz
Cast: Chris Massoglia, John C. Reilly, Ray Stevenson, Josh Hutcherson, Willem Dafoe, Salma Hayek, Patrick Fugit, Jane Krakowski, Ken Watanabe, Orlando Jones, Kristen Schaal, Frankie Faison, Brandon Molale, Michael Cerveris, Chris Kelly
Produzione: Donners' Company, Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures
Soggetto: dalla trilogia Vampire Blood di Darren Shan
Sceneggiatura: Paul Weitz, Brian Helgeland
Uscita americana: 23 ottobre 2009
Uscita italiana: 7 maggio 2010

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L'assistente del vampiro
Darren Shan è un ragazzo modello: amato dai compagni di scuola e dai genitori, ottimi voti, niente colpi di testa... ma tutto questo, manco a dirlo, sta per cambiare. Dopo aver assistito a uno spettacolo del bizzarro Cirque Du Freak insieme al suo amico Stan, non resiste alla tentazione di rubare l'incredibile ragno ballerino di Larten Crepsley, uno degli artisti, e scopre che l'uomo altri non è che... un vampiro! Costretto a fare un patto con lui per salvare Stan, morso dal ragno e in fin di vita, Darren viene trasformato in un mezzo vampiro, e dovrà assistere Crepsley in tutte le sue attività. Crepsley, però, non è un vampiro malvagio: al contrario, ha ideato un metodo per nutrirsi senza uccidere le sue vittime, un metodo adottato da metà dei vampiri esistenti. L'altra metà, i "vampanesi", continua invece a sopprimere i propri "pasti", ed è pronta a scatenare una guerra dalla quale il misterioso Mr. Tiny - un uomo infido dotato di incredibili poteri - ha intenzione di trarre profitto...

Tra il fantasy e l'irriverenza
Ha tutta l'aria dell'insuccesso annunciato questa prima sortita nel fantastico di Paul Weitz, regista di interessanti commedie (About a Boy, In Good Company), che qui sembra seguire la strada tracciata recentemente dal fratello Chris con i vari La bussola d'oro e New Moon. Sembra seguire tale strada, ma è proprio in questa apparenza che si cela l'inevitabile flop commerciale di un film come Cirque Du Freak - The Vampire's Assistant, tratto dai primi tre libri della saga sovrannaturale firmata Darren O'Shaughnessy: Paul, che rispetto al consanguineo collega pare non voler rinunciare a qualche sussulto di autorialità, rifiuta infatti di abbracciare in toto le dinamiche del fantasy, e costruisce un prodotto per sua natura contraddittorio, diviso fra gli obblighi dell'intrattenimento mainstream e i piccoli spunti satirici di un anti-blockbuster.
Il primo quarto del film è emblematico, in questo senso. Il giocoso umorismo macabro, da teen movie anni Ottanta, unito alla simpatia bizzarra delle situazioni, lascia piacevolmente sorpresi e induce quasi a credere di trovarsi di fronte a una produzione fantasy originale, controcorrente, che si diverte a pungere con ironia la conformista provincia americana media, quella delle villette e delle staccionate bianche, e dello spaventoso trio "college-lavoro-figli" che il padre del protagonista prospetta come fosse la migliore delle ipotesi possibili. La fuga - pur forzata - di Darren, la sua trasformazione in vampiro, divengono quindi la scappatoia ideale da una vita piatta e già scritta, per abbracciare il ben più avventuroso mondo dei freak e la loro splendida solidarietà fra "mostri" (ma è meglio fermarsi qui, perché chiamare in causa Tod Browning pare francamente eccessivo). Appurato quindi il contrasto fra la società solidale e open minded dei "diversi", e quella moralista e ipocrita dei "normali", accade però che il film debba necessariamente tirare le fila, e allora diviene un fantasy piuttosto convenzionale in cui due forze opposte si contendono i giovani talenti, senza farsi mancare il prevedibile finale aperto che dovrebbe porre le basi per una futura saga. Ma il condizionale è d'obbligo perché, visti i risultati commerciali, una prosecuzione del franchise appare improbabile...
Incapace di offrire quanto basta alle sue due anime, The Vampire's Assistant finirà per non piacere né agli appassionati di fantasy né a tutti gli altri, preso com'è fra irriverenza e conformismo, fra ironia e avventura; componente, quest'ultima, alla quale Weitz non sembra dare troppo peso (l'azione è trascurata e poco curata), preferendo di certo lo humour e le pulsioni adolescenziali dei due amici/nemici protagonisti. Non che sia un male, ma l'ibrido funziona solo a tratti ed è funestato da alcune carenze nella confezione, quali errori di montaggio e interpretazioni non sempre calibrate degli attori coinvolti: un cast potenzialmente interessante che però sfocia in caratterizzazioni superficiali, e un giovane protagonista scarsamente espressivo che di carisma ne ha ben poco.
Peccato però, perché l'idea di una saga ambientata nel mondo dei freak show itineranti aveva un certo fascino.
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