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Messaggioda MarioBros » 06/06/2010, 16:35

ALTA INFEDELTÀ

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Genere: Commedia
Titolo originale: Alta Infedeltà
Nazione: Italia
Anno produzione: 2009
Durata: 100'
Regia: Claudio Insegno
Cast: Pino Insegno, Claudio Insegno, Biagio Izzo, Justine Mattera, Marco Messeri, Maurizio Casagrande, Marta Altinier, Sabrina Pellegrino
Produzione: Due P.T. Cinematografica Srl
Distribuzione: Mediaplex Italia
Sceneggiatura: Claudio Insegno, Pino Insegno
Uscita: 26 febbraio 2010

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L’importanza di chiamarsi Giorgio
Filippo incontra una giovane bella, bionda, svaporata e che dice sempre di sì su un autobus, e se ne innamora. Ma cosa succede se Julie (questo il suo nome) decide di acquistare la casa adiacente alla dimora in cui Filippo abita con la sua signora? Semplice: Julie diventa un’amante a dir poco scomoda. Inizierà una tarantella di mogli, padri, amici, domestici, amanti e amanti degli amanti. Due cose sono certe: la prima è che tutti sanno poco o niente degli altri, la seconda è che il migliore amico di Filippo, Giorgio, dovrà aiutarlo a evitare la catastrofe imminente, magari facendo a cambio d’identità con il suo compagno in grossi guai coniugali...

I magnifici cornuti
Non drammatizziamo… è solo questione di corna è il titolo di un film di François Truffaut che potrebbe calzare a pennello pure per Alta infedeltà. Se esiste uno spazio capace di contenere in toto il ginepraio di vizi, intrallazzi e imbrogli che lega tutti i personaggi di Alta infedeltà, quello è sicuramente il focolare domestico. Sembra, infatti, che non ci sia alcuna speranza per la grandiosità dei progetti e dei trucchi amorosi che non possa albergare tra quelle quattro mura casalinghe. Per inciso, questo nido d’amore è una rispettabilissima villetta borghese dai toni pastello, poco distante dal logorio della vita moderna. Quando si dice “amori in città e tradimenti in campagna”… ma alla resa dei conti finale lo spettatore ci giunge con una “smorfia verticale”, ovvero con un’espressione che va dall’aggrottare le sopracciglia al lasciarsi tormentare le guance, la bocca e la fronte dall’ombra di un sorriso o da un moto d’impazienza. A seconda dei momenti, naturalmente.
E così, sotto il segno della pochade con contorno di risvolti farseschi, si apre la carriera da regista cinematografico dell’attore Claudio Insegno, fratello del più celebre Pino. Con Alta infedeltà si ha a che fare con una comicità molto fisica, in cui la sceneggiatura procede a balzi e - per di più - abbastanza meccanicamente. Dal canto suo, l’autore ha dichiarato di aver cercato di rifarsi alla capacità affabulativa e umoristica di film come Aragosta a colazione e/o il francese La cena dei cretini. Nelle intenzioni, si potrebbe addirittura vedere un pizzico del teatro surrealista del drammaturgo anglosassone Tom Stoppard. Ma non è oro tutto quello che luccica. A questo punto, l’errore consiste forse in un’inconscia deviazione di marcia da parte dell’esecutore, causa ostacoli materiali imprevisti: giro di parole da leggersi come una scarsa duttilità di Claudio Insegno verso la macchina da presa. Date retta, non c’è cosa peggiore per una commedia buffa che avere il fiatone dove invece sarebbe richiesta una prova di briosità, leggerezza e - soprattutto - dinamismo. L’effetto déjà vu è dato probabilmente dall’impressione di trovarsi di fronte a un episodio della Premiata Ditta spalmato per un tempo considerevole (oltre 100 minuti) e senza le risate preconfezionate sotto. Peccato, almeno i finti sghignazzi da sit-com televisive avrebbero potuto fungere da linee guida.
Però, è anche il caso di dare a Cesare quel che è di Cesare: Alta infedeltà, infatti, si distingue per non essere la solita pellicola cialtrona che usa i mezzucci bassi e triviali di molti cinepanettoni sguaiati. In questo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ci ha sicuramente visto giusto, dal momento che lo ha finanziato. Il cast femminile capitanato dalla simpatica svampita Justine Mattera batte quello maschile, in un match in cui la gigioneria che da sempre contraddistingue personaggi come Pino Insegno e Biagio Izzo si rivela a dir poco autodistruttiva.
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