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Messaggioda MarioBros » 05/06/2010, 12:34

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Genere: Fantastico, Drammatico, Thriller
Titolo originale: The Lovely Bones
Nazione: Regno Unito, Nuova Zelanda, Stati Uniti
Anno produzione: 2009
Durata: 139'
Regia: Peter Jackson
Cast: Rachel Weisz, Mark Wahlberg, Saoirse Ronan, Susan Sarandon, Stanley Tucci, Michael Imperioli, Amanda Michalka, Nikki SooHoo, Reece Ritchie, Andrew James Allen, Rose McIver, Carolyn Dando, Christian Thomas Ashdale, Jake Abel, Anna George
Produzione: WingNut Films, Film4, Key Creatives, Papillon Productions
Distribuzione: Paramount Home Entertainment
Data uscita Home Video: 15 giugno 2010
Soggetto: dal romanzo omonimo di Alice Sebold
Sceneggiatura: Peter Jackson, Philippa Boyens, Fran Walsh
Uscita americana: 15 gennaio 2010
Uscita italiana: 12 febbraio 2010

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ATTENZIONE :





"Nuda, la lama mi sorrise, curva in un ghigno"
Pensylvania, 1973. Per la quattordicenne Susan Salmon, sulla strada del ritorno da scuola in un pomeriggio di dicembre, la morte ha le sembianze di un insospettabile vicino di casa. Susie esita a valicare la soglia che la condurrebbe nell’aldilà. I fili invisibili che la legano al mondo dei vivi e alle persone che ama sono ancora troppo resistenti perché siano recisi d’un colpo. Rimasta sospesa in un interregno parallelo, una dimensione di esistenza onirica tra cielo e terra, può continuare a vegliare sui propri familiari, incapaci di superare il dolore per la sua perdita. Ma il coloratissimo paese delle meraviglie abitato dallo spirito inquieto di Susie talvolta si oscura e si frantuma, trasfigurandosi in uno scenario sinistro, quando affiora il ricordo della morte violenta, o la consapevolezza che l’assassino, ancora impunito, si stia preparando a colpire ancora…

La mia vita senza me
Basata sull’omonimo caso editoriale del 2002, l’operazione di adattamento per il grande schermo di The Lovely Bones, romanzo d’esordio di Alice Sebold, si presentava impervia. Scritto interamente in prima persona come il diario post-mortem di una ragazzina brutalmente assassinata, che annota gli avvenimenti successivi al suo delitto, il romanzo deve gran parte del suo successo proprio all’insolita struttura narrativa. Non soltanto informando fin dalle prime righe il lettore della morte di Susie, ma svelandogli subito il nome del suo assassino, la Sebold sovverte le regole del genere thriller, scommettendo sulle potenzialità di una lingua evocativa, poetica e solida a un tempo, di raccontare le sfumature interiori di una ragazzina strappata alla vita troppo presto e non ancora pronta ad accettare il mondo senza di lei.
Il procedere stratificato e non-lineare della narrazione, con le frequenti digressioni in cui Susie parla del suo passato, la visualizzazione dell’impianto di fantasmagorie in cui la ragazzina è intrappolata e delle segrete corrispondenze che la legano ai vivi, costituivano per Peter Jackson altrettante impegnative sfide artistiche. Al punto che, se ci si limitasse a considerare solo gli ultimi costosi giocattoloni produttivi, come la trilogia dell’anello o King Kong, si avrebbe qualche difficoltà a immaginare il regista neozelandese alle prese con una materia tanto densa e sfaccettata.
A un Jackson d’annata, quello del disturbante Heavenly Creatures del ‘94, dobbiamo in effetti risalire, per avere un’idea dell’universo di suggestioni figurative adottate nel film. Il limbo incorporeo di Susan Salmon non ha nulla a che vedere con l’iconografia religiosa, né attinge ai cliché della fenomenologia medianica, ricordando piuttosto il sognare a occhi aperti delle due creature del cielo, le teenager omicide di Christchurch. Il "cielo" personale di Susie, naif e surrealista, è un flusso onirico ininterrotto in cui risplendono paesaggi idilliaci, accesi da sfavillanti cromatismi, popolato dai luoghi e oggetti familiari appartenuti alla sua vita precocemente spezzata; e il rapporto col mondo terreno si risolve proprio in un continuo gioco di rimandi tra queste simbologie, che suscitano di volta in volta struggente nostalgia o sinistri presagi.
In costante equilibrio tra favola dark e thriller paranormale, e in sintonia con lo stile della Sebold, Jackson alterna parentesi di humor nero, glaciali squarci horror ed escursioni a volo d’uccello su ampi scenari da eden in technicolor. Un cast ben assortito contribuisce alla riuscita di un film il cui regista, pur a fronte di qualche concessione alla lacrima e caduta retorica di troppo (ricordiamoci che Spielberg è produttore esecutivo), riesce a coniugare spettacolarità e gusto per il racconto, dimostrando ancora una volta un maturo tocco d’autore e una sensibilità speciale a cospetto del fragile universo dell’adolescenza. Fra tutti, due interpreti conquistano una menzione: la giovane Saoirse Roman, nella parte di Susan, di cui sarà difficile dimenticare la fisicità diafana e l’intensità di uno sguardo limpido e sincero, che fa trasparire tutta la gioia di vivere, i turbamenti e il bisogno d’amore del suo personaggio. Sua polarità negativa, il vicino di casa Mr. Harvey, interpretato da Stanley Tucci. Mostro della porta accanto perfettamente calato nel ruolo, spaventoso per determinazione e capacità manipolatoria, Harvey è a proprio agio nell’habitat di un tranquillo sobborgo residenziale mid-class, da sempre luogo topico d’inquietudini e ossessioni nascoste, sotto la cappa perbenista dell’incrollabile american way of life.
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