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Messaggioda MarioBros » 27/05/2010, 2:00

BASILICATA COAST TO COAST

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Genere: Commedia
Titolo originale: Basilicata Coast to Coast
Nazione: Italia
Anno produzione: 2010
Regia: Rocco Papaleo
Cast: Alessandro Gassman, Paolo Briguglia, Max Gazzè, Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno, Claudia Potenza, Michela Andreozzi, Antonio Gerardi, Augusto Fornari, Gaetano Amato
Produzione: Paco Cinematografica, Eagle Pictures, Ipotesi Cinema
Distribuzione: Eagle Pictures
Sceneggiatura: Rocco Papaleo, Valter Lupo
Uscita: 9 aprile 2010

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Un trip lucano dal sapore vero
Quattro svalvolati musicisti partono per un viaggio on the road che dovrebbe concludersi a Scanzano Jonico. Qui la band, auto-battezatasi “Le pale eoliche”, dovrebbe esibirsi in un festival di teatro-canzone. Li segue da vicino la reporter di un piccolo giornale di provincia, intenta a documentare il loro vagabondaggio lungo paesini e zone tipiche come Lauria, Aliano e la diga del Pertusillo. Per tutti loro potrebbe essere sia l’occasione di maturare sia di fare i conti con sé e con gli altri…

La Basilicata esiste!
Con fare da andante moderato il cinquantenne Rocco Papaleo esordisce dietro la macchina da presa, abbacinato dall’idea di realizzare un viaggio chiamato amore avente luogo nella sua terra di origine. “Cronaca di un perfetto anacronismo” è la definizione azzeccata data dal personaggio della tediata giornalista a questo insolito itinerario in modalità “analogica”, essendo progettato sulla mappa topografica da Maratea fino a Scanzano Jonico con il solo ricorso del mezzo meno inquinante che ci sia in circolazione: i piedi. Benvenuti così nella ridente regione della Basilicata, un luogo/non luogo dove gli imprevisti rendono molto, ma molto difficile annoiarsi.
In Basilicata coast to coast l’autore lucano appare piuttosto lontano dalle suggestioni e dai moduli correnti che imperversano nel restante cinema italiano, dove tutto ormai è un affare oltre che un vizio di famiglia - si vedano a tal proposito pellicole recenti come Happy Family, Genitori & figli, Mine vaganti - mentre l’unica cosa che si tiene davvero a inquadrare è il buco posto proprio nella parete della stanza accanto. Nel corso della proiezione di questo lungometraggio si ha, invece, come la sensazione che la qualità spirituale del film riesca ad adeguarsi parallelamente alle visioni sui paesaggi urbani e rurali del sud, senza che mai una troppo a lungo irradiata leggerezza soffochi di colpo il climax raggiunto. A un’altezza intermedia tra pura commedia picaresca e l’identità espressiva sotto forma di musica, vi è pure abbastanza spazio per un retrogusto amaro fatto di crisi e mutamenti intimi dei personaggi maschili. Interessante come dapprima venga rispettata l’esigenza di tacere e non svelare appieno la vita segreta dei traumi e delle paure del quartetto mal assortito, per poi rinunciarvi e giustificare anche nei minimi particolari le barriere eccellenti che ciascuno di loro tenta a suo modo di superare.
Comunque, Basilicata coast to coast sarebbe da non perdere già solo per un sentimento estremo riversato nel teatro-canzone, dove la parola non rinunciabile e non sconfessabile si trova giusto in linea d’aria rispetto al fuorivia di una verbalizzazione immateriale. Perfetto poi il modo tramite il quale le voci di dentro sono asservite al mestiere poeticamente autentico della nota pianista jazz Rita Marcotulli.
Per concludere, non si può assolutamente prescindere in questa sede dal parlare del sodalizio artistico che lega Papaleo al resto del cast degli intrepidi scarrozzanti. Prima della classe è - e non poteva essere altrimenti - la versatile Giovanna Mezzogiorno, che Papaleo incontrò nel lontano 1998 sul set de Il perduto amore di Michele Placido. Uniti con Papaleo da una tenera amicizia che si protrae da lungo tempo pure Alessandro Gassman e il cantautore Max Gazzè, qui al suo debutto cinematografico. Si potrebbe dire che quest’ultimo sia stato preso in contropiede dal regista: a lui l’autore ha affidato il ruolo di un giovane misantropo in grado di esprimersi solo con le note, in un mondo come il nostro in cui la saggezza non può più parlare.
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