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Messaggioda MarioBros » 10/06/2010, 12:08

BRIGHT STAR

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Genere: Sentimentale, Drammatico, Biografico
Titolo originale: Bright Star
Nazione: Australia, Francia, Regno Unito
Anno produzione: 2009
Durata: 120'
Regia: Jane Campion
Cast: Ben Whishaw, Abbie Cornish, Paul Schneider, Thomas Sangster, Jonathan Aris, Samuel Barnett, Antonia Campbell-Hughes, Samuel Roukin, Roger Ashton-Griffiths
Produzione: BBC Films, Hopscotch Entertainment, Pathé, UK Film Council, Australian Film Finance Corporation
Distribuzione: 01 Distibution
Soggetto: dalla biografia Keats di Andrew Motion
Sceneggiatura: Jane Campion
Uscita italiana: 11 giugno 2010

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ATTENZIONE :





"Fa talmente male che si potrebbe morirne..."
Siamo nel 1818: il giovane ma già affermato poeta John Keats, ventitreenne, conosce la sua vicina di casa, Fanny Brawne, una ragazza divenuta in breve tempo un'abile stilista e confezionatrice di abiti e accessori, grazie al suo spiccato talento per la moda. I due, appartenenti a mondi così diversi, provano un misto di diffidenza e attrazione reciproca, che però sfocia in vero e proprio amore quando Fanny decide di avvicinarsi alla poesia. Ma a John non è "permesso" di amarla: non ha una rendita personale ed è sommerso di debiti, quindi non può sposarla. Così, la loro storia vive di luci e ombre, fino al giorno in cui il grande poeta si ammala...

"C'è della sacralità nei sentimenti del cuore, lo sapete?"
C'è un momento particolare in Bright Star, un istante simbolico che, nella sua immediata semplicità, riassume da solo l'intero film: è la scena in cui Fanny e Keats, trovandosi in stanze attigue separate da un muro, si "sentono" senza potersi vedere né toccare, si desiderano senza poter sfogare il loro desiderio. A separarli è in realtà il muro delle convenzioni, un argine sociale che ne soffoca i sogni d'amore in virtù della convenienza economica, e li lascia con un pugno di lettere appassionate e qualche fugace episodio di felicità. Ma è un'attrazione eterea, completamente fuori dal (nostro) tempo, ad attraversare il film; perché Jane Campion, finalmente tornata al lungometraggio sei anni dopo il sottovalutato In the Cut, risale qui alle radici del romanticismo e raffigura l'amore come un sentimento di una purezza cristallina, una condizione dell'essere cui basta nutrirsi di sguardi e piccoli gesti (una carezza, un bacio a fior di labbra) per conquistare un pur breve attimo di gioia. È però interessante notare come, in questa dolorosa altalena delle emozioni, la grande regista non perda occasione di riaffermare da un lato il suo femminismo "costruttivo" (nel personaggio di Fanny, che in fondo non sembra avere bisogno di un marito), e dall'altro un concetto centrale in pressoché tutte le sue opere: al di là di ogni possibile contrasto o differenza, al di là della vergognosa prevaricazione maschile e del successivo riscatto femminile, uomini e donne necessitano gli uni delle altre.
È un film di ispirata bellezza, Bright Star. Un film venato d'inquietudine e di amara consapevolezza, perché negli occhi del bravo Ben Whishaw c'è tutta la coscienza di chi, in vita, arde con il doppio della luminosità, e inevitabilmente si consuma in metà tempo; ma soprattutto un film che riesce a esprimere romanticismo senza alcuna ombra di retorica, affidandosi invece alla dolcezza della poesia per ricondurre l'intera storia d'amore su un piano verbale, manifestazione di un mondo utopistico che può esistere solo nelle parole dei due amanti. Parole che trovano un sostegno irrinunciabile nella regia di Jane Campion, forse qui più convenzionale che in passato, eppure di grande raffinatezza nella costruzione dei quadri, sempre dotati di una imponente carica figurativa sia nelle scelte cromatiche (c'è spesso una dominante cromatica singola nelle inquadrature: il bianco della neve, il lilla dei fiori...) sia nel taglio delle immagini, che per composizione e proprietà luministiche potrebbero essere tranquillamente riprodotte in forma di dipinti a olio. I contrappunti musicali sono altrettanto riusciti, e sottolineano con precisione gli istanti più commoventi di questa meravigliosa e tragica vicenda, raccontata con sobrietà e rispetto da un'autrice formidabile: se le palpebre vi si inumidissero e qualche lacrima cominciasse a sgorgare, non sorprendetevi.
Assolutamente da vedere.
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