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Messaggioda MarioBros » 02/06/2010, 23:49

CADO DALLE NUBI

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Genere: Commedia
Titolo originale: Cado dalle nubi
Nazione: Italia
Anno produzione: 2009
Regia: Gennaro Nunziante
Cast: Checco Zalone, Dino Abbrescia, Giulia Michelini, Fabio Troiano, Raul Cremona, Gigi Angelillo, Anna Ferruzzo, Ludovica Modugno, Sereno Bukasa, Stefano Chiodaroli, Ivano Marescotti, Rocco Papaleo, Francesca Chillemi
Produzione: Taodue
Distribuzione: Medusa Home Entertainment
Data uscita Home Video: 24/03/2010
Sceneggiatura: Gennaro Nunziante, Luca Medici

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ATTENZIONE :





Da Polignano a Mare con furore
Le vicende di Checco (Luca Medici), un ragazzo pugliese che lavora a Polignano a Mare e vorrebbe fare il musicista professionista, ma dopo essere stato lasciato dalla sua ragazza, non intravedendo sbocchi nel suo futuro, decide di andare a Milano. Lì viene ospitato da suo cugino Alfredo (Dino Abbrescia), che strada facendo gli rivela di essere un gay che convive con un compagno, Manolo (Fabio Troiano). Checco entra così di prepotenza in un mondo sconosciuto, collezionando una gaffe dietro l’altra ed evidenziando la sua totale ignoranza senza “pagare dazio” alla civiltà. Riuscirà a trovare l’amore e a sfondare nel mondo della musica?

"Non puoi scancellare sei anni d’amore con il fotochoc"
"Quella della commedia all’italiana è stata la più grande stagione cinematografica", dichiara fiero il regista di Cado dalle nubi, Gennaro Nunziante. Assistendo al suo film, si direbbe che è una stagione morta e sepolta da tempo e che, considerati i titoli degli ultimi trent’anni (e i suoi protagonisti), non tornerà mai più, o almeno non nella sua forma pura e originaria. Tutti gli sforzi di creare un filo di trama – fin troppo labile – intorno a personaggi comici portati all’estremo, se non addirittura oltre, finiscono tragicamente per utilizzare cliché abusati e luoghi comuni di cui ormai il pubblico potrebbe recitare a memoria dialoghi e situazioni. Non è da meno questo film, Cado dalle nubi, nonostante l’ovazione da stadio (è il pubblico che si merita) riservata all’anteprima stampa del film a Milano.
Il protagonista Checco, meridionale ignorante e fiero di esserlo, regredito da una sceneggiatura impietosa all’epoca rurale, pieno di preconcetti e pregiudizi da sfatare e di atteggiamenti talmente antidiluviani da risultare infantili e quasi simpatici, è il non-plus-ultra dei luoghi comuni: il classico "uomo del sud" (e chi vi scrive lo è fieramente per metà) che odia i suoi conterranei per il solo fatto di non essere approdato a nulla di buono alla soglia dei trent’anni. Intriso di buonismo, oltre che di buoni propositi, ma sovrastato da un’inesperienza di vita a dir poco disarmante, il personaggio di Checco finirà per accettare l’omosessualità (un altro inserimento superfluo, logoro e abusato, ormai divenuto quasi macchiettistico in questo genere di film) del cugino Alfredo, interpretato dal “verdonesco” Dino Abbrescia, aiutandolo a ritrovare il suo compagno scontento; dovrà fronteggiare un suocero nordista, nell’interpretazione simpatica di Ivano Marescotti (il riferimento alla Lega è lampante), in uno scontro titanico tra menti chiuse e atteggiamenti illiberali; avrà modo di conquistare il cuore di una ragazza, una Giulia Michelini spesso esagerata nella rappresentazione euforica del suo personaggio, stregata, non si sa come, dalla semplicità e genuinità della mozzarella pugliese (pensare che sia attratta da un uomo che ha raggiunto “l’acne del successo” è davvero impossibile).

"Io lo sono fiero di essere ignorante"
Cosa rovina oggi il cinema italiano? La risposta è semplice, lampante e sotto gli occhi di tutti, ma nessuno ha il coraggio di pronunciarsi in tal senso: le operazioni commerciali come quella che vede protagonista Luca Medici e il suo personaggio, vero e proprio promotore di ignoranza che, arginata e ridotta all’attenzione del telespettatore, confinata entro i limiti del piccolo schermo, può essere ancora sostenibile; ma quando diventa soggetto di un prodotto cinematografico – quindi, per sua stessa connotazione, di un livello elevato e adibito alla promozione di cultura “alta” – la profusione di congiuntivi usati in maniera errata e di storpiamenti dialettali reiterati diventa insopportabile.
Un film sminuente per chiunque abbia a cuore, anche in minima parte, il cinema. Avrà successo, questo è inevitabile, ma sarà esclusivamente per il richiamo suscitato dal personaggio televisivo di Checco Zalone, piuttosto che per il prodotto cinematografico in sé.
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