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Messaggioda MarioBros » 10/06/2010, 18:22

DISTRICT 9

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Genere: Fantascienza
Titolo originale: District 9
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2009
Durata: 112'
Regia: Neill Blomkamp
Cast: William Allen Young, Robert Hobbs, Sharlto Copley, Vanessa Haywood, Jason Cope, David James Elliott
Produzione: Key Creatives, QED International, WingNut Films
Distribuzione: Sony Pictures Home Entertainment
Data uscita Home Video: 27/01/2010
Sceneggiatura: Neill Blomkamp, Terri Tatchell

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ATTENZIONE :





Una storia di xenofobia interplanetaria...
Agli inizi degli anni Ottanta, gli alieni sono arrivati a Johannesburg. La loro imponente nave spaziale è ancora sospesa sulla metropoli, inerme e impossibilitata a ripartire per ragioni sconosciute.
Gli alieni, dall'aspetto simile a crostacei antropomorfi, sono costretti a rimanere sulla Terra, e il governo sudafricano reagisce nella maniera più semplice possibile: ammassandoli ed emarginandoli in una bidonville nominata "Distretto 9", nella quale gli "ospiti" sopravvivono come possono, fra discariche a cielo aperto e contrabbando di armi con la malavita nigeriana. Ma gli abitanti di Johannesburg non sopportano più la convivenza forzata con gli alieni, così il governo, attraverso l'operato della Multi-National United, decide per il loro trasferimento in una nuova area lontana dalla città, e tremendamente simile a un campo di concentramento. A capo del progetto c'è Wikus van der Merwe, giovane dirigente della MNU, il quale però, durante l'operazione, entra in contatto con una misteriosa sostanza extraterrestre che provoca inaspettate mutazioni al suo corpo...

Gli occhi dell'altro
Curioso che uno dei migliori film di fantascienza degli ultimi anni, se non il migliore, nasca come progetto di ripiego: Peter Jackson (qui produttore) e il regista Neill Blomkamp hanno sviluppato District 9 in seguito alla bocciatura della loro trasposizione di Halo, e nonostante la delusione dei molti fan del videogioco Microsoft, questo "fallimento" ha permesso di concentrare le energie su un'idea più originale e più libera. Originalità che non si ritrova tanto nelle idee visive, fedeli alla tradizione della fantascienza "sporca" e low-tech (anche gli effetti speciali, pur buoni, non hanno niente di rivoluzionario), quanto nell'impiego intelligente e straniante del mocumentary, che domina la prima parte del film e incornicia la seconda. Si tratta di una scelta narrativa fondamentale: attraverso lo stile del falso documentario - che qui non ha la funzione puramente "ludica" propria di Cloverfield e REC - Blomkamp costruisce abilmente il sentimento di empatia che noi spettatori proviamo nei confronti degli alieni e della loro condizione, la cui natura è palesemente metaforica (il contenuto politico-ideologico del film ricorda I figli degli uomini, ma con risultati migliori: anche in District 9 è presente una forma di emarginazione e ghettizzazione favorita dall'alto, dal sistema di governo e dalle sue infinite diramazioni, il cui agire è vessante e violento). Il mocumentary, insomma, evidenzia la "banale" mostruosità delle istituzioni, rappresentandone i crimini come normale amministrazione (emblematica la sequenza con lo sterminio delle uova aliene) e stimolando il pubblico a porsi dalla parte dell'altro, del "diverso", poiché egli, seppure nell'aspetto possa provocare ribrezzo o paura, dimostra più umanità degli umani "veri". Impressionante, da questo punto di vista, il senso di empatia e identificazione che gli alieni sono in grado di suscitare in noi spettatori: bastano pochi gesti, e soprattutto la limpida espressività degli occhi, per trasmettere tutto il loro disorientamento, il loro timore o, in alcuni casi, la loro rabbia. Alcune scene sono davvero esemplari per sofferenza e coinvolgimento emotivo; e chi l'avrebbe mai detto che un rapporto fra un padre e un figlio extraterrestri, all'apparenza così lontani da noi, potesse comunicare tanta tenerezza?
Ma District 9 è anche una storia d'azione, e nei suoi sviluppi avventurosi cela un percorso iniziatico, una presa di coscienza da parte del protagonista. Wikus van der Merwe è un eroe inizialmente cinico ed egoista, un piccolo burocrate che, in fondo, merita la sua sorte, e la mutazione che subisce ha il sapore della legge del contrappasso: alla guida dell'operazione per lo sgombero (o meglio, la deportazione) degli alieni, insensibile alla loro condizione ed eccitato solo per i frutti del suo incarico, Wikus diviene un ibrido, un freak, ed è così costretto a guardare il mondo dalla prospettiva "nemica", ma conservando ancora strascichi di egoismo (i sentimenti del pubblico verso di lui, infatti, restano in bilico per tutto l'arco del film, e solo alla fine convergono sulla simpatia). Il personaggio è insomma obbligato a cambiare fazione, e a opporsi al "sistema" da solo: District 9 ripone ogni speranza nell'individuo, e mostra una sfiducia talmente radicale nelle istituzioni da rasentare il nichilismo. Le didascalie di chiusura sono molto significative, in questo senso; come a dire, ogni possibilità di cambiamento è solo un'illusione.
Un ottimo esordio per Blomkamp, che ha anche l'accortezza di recuperare alcuni temi cari alla grande fantascienza degli anni Ottanta (in particolare quello della mutazione del corpo: si pensi al cinema di David Cronenberg, soprattutto La mosca). In attesa di Avatar, sembra che la fantascienza d'autore si prepari finalmente a brillare di nuovo.
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