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Messaggioda MarioBros » 10/06/2010, 18:26

DONNE SENZA UOMINI

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Genere: Drammatico
Titolo originale: Zanan-e bedun-e mardan
Nazione: Germania, Austria, Francia
Anno produzione: 2009
Durata: 95'
Regia: Shirin Neshat
Cast: Pegah Ferydoni, Shabnam Tolouei, Orsi Tóth, Arita Shahrzad
Produzione: Essential Filmproduktion
Distribuzione: BIM Distribuzione
Sceneggiatura: Shirin Neshat, Shoja Azari
Uscita italiana: 12 marzo 2010

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ATTENZIONE :





L'iran in un giardino
È il 1953. L’Iran è travolto dal colpo di stato appoggiato dalla CIA per riportare lo Shah al potere. Quattro donne - Fakhri, Munis, Faezeh, Zarin – fanno i conti con la propria vita e con le proprie scelte. Per vie diverse si ritrovano nel giardino di una splendida villa. Ma la libertà implica sacrificio, e rifugiarsi lontano non basta...

Storia e Poesia
La nota fotografa e video artista iraniana Shirin Neshat, ispirandosi all’omonimo romanzo di Shahrnush Parsipur, esordisce al cinema con lo splendido lungometraggio Donne senza uomini.
Nutrendosi di un iperrealismo simbolico, la regia di Shirin Neshat è iconograficamente emozionante e intensa. Dialoghi essenziali, poche parole affilate come coltelli, pause, silenzi carichi di significato e immagini in movimento che nella lentezza spesso racchiudono la ferocia della realtà. Donne senza uomini è una pellicola che riesce a fondere la Storia con la Poesia, i colori saturi con il rosso, la città con il giardino, la voce fuori campo con i discorsi delle interpreti principali. Il modo di raccontare le vicende delle quattro donne protagoniste – Fakhri, Munis, Faezeh, Zarin – non è consueto e attua uno spostamento continuo tra realtà e magia che talvolta non è semplice da seguire. Le trasformazioni politiche che conducono alla deposizione del primo ministro iraniano Mohammad Mossadegh, eletto democraticamente, e restaurano il potere dell’ultimo Shah, non sono individuate unicamente come sfondo, neppure l’utopico giardino della splendida villa di Fakhri è al riparo dall’irruzione dei golpisti. L’intreccio del registro narrativo realistico e di quello metaforico avviene spontaneamente ed è la cifra stilistica dell’intero film, in grado di unire potenza a rarefattezza. L’inizio coincide con la fine – “sensazione che tutte le cose si ripetono nel tempo”: la morte simbolica apre la pellicola e la morte reale la chiude. Il maschio è – tranne in qualche caso – l’ostacolo alla propria libertà intellettuale e materiale. Per ciascuna delle protagoniste la presenza maschile è una prigione spietata, eppure il film elegge la condizione femminile a paradigma. La pellicola di Shirin Neshat non è un’operazione di video arte, avulsa dalla realtà, anzi. Donne senza uomini rintraccia le origini della situazione iraniana contemporanea nel colpo di Stato del 1953, poiché è in quell’anno che la democrazia viene spazzata via dagli interessi economici occidentali. La dittatura dello Shah, la rivoluzione islamica del 1979, la presenza di movimenti estremisti, l’attuale governo del presidente Mahmud Ahmadinejad che fa scempio contro l’opposizione, sono in qualche modo conseguenze. È di pochi giorni fa la notizia dell’arresto del regista Jafar Panahi, Leone d’oro a Venezia nel 2000 per Il cerchio. Il potere teme l’arte, forse per questo il romanzo di Shahrnush Parsipur ha suscitato le ire del regime, forse per questo il film di Shirin Neshat non potrà essere proposto al pubblico iraniano. La dedica finale di Donne senza uomini “a tutti coloro che hanno lottato per la libertà in Iran dal 1906 a oggi”, d’altronde, impone allo spettatore una riflessione profonda e dolorosa.
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