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Messaggioda MarioBros » 12/05/2010, 1:59

DRAQUILA - L'ITALIA CHE TREMA

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Genere: Documentario
Titolo originale: Draquila - L'Italia che trema
Nazione: Italia
Anno produzione: 2010
Durata: 93'
Regia: Sabina Guzzanti
Produzione: Secol Superbo e Sciocco Produzioni, Gruppo Ambra, ALBA Produzioni
Distribuzione: BIM Distribuzione
Sceneggiatura: Sabina Guzzanti
Uscita: 7 maggio 2010

DRAQUILA L'ITALIA CHE TREMA LOCANDINA



ATTENZIONE :





Cronache del dopo scossa
Arriva nelle sale italiane il nuovo lungometraggio della poliedrica Sabina Guzzanti: Draquila - L’Italia che trema. Svestiti i panni comici, la Guzzanti si presenta, anche in video, nelle vesti di una giornalista d’inchiesta.
La telecamera indaga su quanto è accaduto prima e dopo il tremendo terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo, passando per la commissione che ha sottovalutato i segnali di allarme, da chi “già rideva alle tre di notte mentre apprendeva la notizia” fino alla consegna delle nuove case. In mezzo Sabina ci mette di tutto. Ovviamente Berlusconi, gli scandali che in quel periodo lo stavano travolgendo, lo strano clima nelle tendopoli, dove compaiono circolari quasi militaresche. Una gestione da stato di emergenza sopra le righe che la regista chiaramente imputa al capo delle Protezione civile: Guido Bertolaso. La tela che il film sta tessendo, con pochi inserti comici e decine d’interviste, appare chiara di minuto in minuto: lo stretto legame fra la libertà d’azione che la Protezione civile ha avuto in questo contesto, e quello che sarebbe poi diventato lo scandalo degli appalti (dalla Maddalena alle piscine di Roma) e l’obiettivo berlusconiano di avere dalla soluzione breve ed efficace un ritorno di immagine evidente.

Ipotesi di complotto firmato Sabina Guzzanti
La cinepresa si accende su una tetra, notturna passeggiata tra i resti della città de l’Aquila ancora ingombrata dalle macerie, come se dal 6 aprile scorso un anno fosse passato invano. Poi entra in scena Silvio Berlusconi.
Con il supporto di simpatiche vignette animate, il Presidente viene dipinto ai minimi storici della sua popolarità, finché, “Come se Dio gli avesse ancora una volta tesa la mano”, arriva il terremoto. Seguono le ben 24 visite del premier tra gli sfollati, che la Guzzanti dipinge nella loro veridicità, adoranti e fiduciosi del loro Silvio che risolverà tutto. È a quel punto che la regista scatena la bufera.
Il film, che sarà presentato anche al Festival di Cannes, inizia a descrivere la militarizzazione delle tendopoli affidate alla Protezione civile che - come racconta una ex dirigente - è pronta a “infilarsi nella ricostruzione” dopo aver tuttavia evitato di “gestire la prevenzione”. Da qui in poi troviamo di tutto, da Ciancimino Junior che ribadisce le dichiarazioni del padre su presunti rapporti col Governo, al magistrato Tonino Ingroia che ritira fuori la famosa storia dei primi soldi di Berlusconi della cui provenienza non si è mai potuto sapere nulla e via così. Insomma un pourt-pouri di storie che tutti noi conosciamo. In questa parte la Guzzanti dà il meglio della sua ferocia, ma probabilmente anche il peggio del documentario.
Perché nel film, di cose interessanti, che meritavano di essere dette chiaramente, ce ne sono tante. Sul banco degli imputati, in primis, c’è il direttore Guido Bertolaso. Poi la macchina da presa vira sulle testimonianze dei protagonisti: gli sfollati. Da principio fiduciosi, poi sempre più coscienti che qualcosa non sia andato come doveva. Una volta accettata la tendopoli, per chi non ha avuto accesso alle famose case, consegnate in grande stile, comprese di arredi e soprammobili marchiati con i simboli dell’operazione (tutto inventariato e da restituire perfettamente integro), il cielo si fa grigio. Non si può protestare, non si può tornare a casa, chi non ha i mezzi per andare a lavorare, non può neanche accettare le sistemazioni in albergo. E intanto cosa sta facendo la Protezione civile?
Un dipinto tetro, dal quale non esce lindo neanche il PD. La tenda del partito a l’Aquila viene ripresa più volte, sempre chiusa, anzi abbandonata, persino con i rifiuti dell’ultimo pasto consumato dagli esponenti di centro-sinistra. Il dissenso non può essere espresso neanche qui: non c’è alcun interlocutore. L’insieme è desolante. All’indomani della presentazione del lungometraggio, è già polemica: secondo Bertolaso, a Cannes, l’Italia ci farà una brutta figura…
Difficile dare un giudizio globale al lavoro; dal punto di vista tecnico è impeccabile, si gusta col fiato sospeso e non annoia certo, ma il cuore dell’operazione non è decisamente questo. Piuttosto, il merito è la veridicità dei fatti. Invece di un giudizio, allora, possiamo limitarci a dare un consiglio interlocutorio: Draquila è un film che va visto, che preme sulle coscienze per scuotere il senso critico, un sano (utopia?) dibattito. E come insegna la Guzzanti stessa: non fidarsi mai del primo interlocutore.
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