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Messaggioda MarioBros » 11/06/2010, 0:43

FANTASTIC MR. FOX

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Genere: Animazione
Titolo originale: Fantastic Mr. Fox
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2009
Durata: 88'
Regia: Wes Anderson
Cast: George Clooney, Meryl Streep, Bill Murray, Jason Schwartzman, Wallace Wolodarsky, Eric Chase Anderson, Michael Gambon, Willem Dafoe, Owen Wilson, Wes Anderson, Adrien Brody, Robin Hurlstone, Hugo Guinness
Produzione: American Empirical Pictures, Blue Sky Studios, Indian Paintbrush, Twentieth Century Fox Animation
Distribuzione: 20th Century Fox
Soggetto: dal romanzo omonimo di Roald Dahl (Furbo, il signor Volpe)
Sceneggiatura: Wes Anderson, Noah Baumbach
Uscita americana: 25 novembre 2009
Uscita italiana: 16 aprile 2010

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ATTENZIONE :





"Boggis, Bunce and Bean, one fat, one short and one lean..."
Mr. Fox è davvero fantastico: astuto, elegante, affascinante, riesce sempre a cavarsela anche nelle peggiori situazioni. È una volpe, quindi la sua natura lo spinge a introdursi nei pollai altrui e rubare galline, attività che peraltro gli riesce benissimo; ma quando sua moglie, Felicity, gli chiede di cambiare vita perché presto avranno un cucciolo, non può che acconsentire.
Divenuto giornalista, con un figlio un po' strano che veste sempre una tuta bianca da supereroe, dopo qualche anno Mr. Fox comincia ad avvertire di nuovo il richiamo dell'avventura, e capisce che non può resistergli: insieme al suo amico Kylie elabora quindi un piano per derubare Boggis, Bunce e Beane, gli agricoltori più ricchi e potenti della zona, senza avere idea delle ritorsioni alle quali andrà incontro...

Wes Anderson in (stop) motion
Fateci caso: alcuni autori e alcune tecniche artistiche sembrano essere, in un modo o nell'altro, predestinati. Insomma, senza le meraviglie dello stop motion i mostri gentili di Tim Burton non avrebbero avuto lo stesso fascino, e il discorso vale anche per Michel Gondry e la sua irresistibile poetica dei materiali di scarto. Allo stesso modo anche Wes Anderson, che già deve ai prodigi di Henry Selick i momenti migliori del suo (poco riuscito) Steve Zissou, pare accordarsi splendidamente con le peculiarità espressive dell'animazione a passo uno, che gli offre il territorio ideale dove far muovere i suoi personaggi e le sue ossessioni ricorrenti.
Il passaggio a un film in stop motion avviene quindi in maniera naturale e quasi inevitabile, come se Anderson sentisse la necessità di liberarsi dalla rigidezza e dalla limitatezza del cinema live action per sfogare la propria creatività in un ambiente più consono; certo, Fantastic Mr. Fox resta comunque un film molto cerebrale che ripropone gran parte dei topoi del regista texano (come il tema dei legami familiari), ma la dimensione fiabesca sembra poterne espandere i confini, aumentando da un lato il tasso immaginifico (grazie alla base narrativa di Roald Dahl) e dall'altro depotenziando la carica surreale tipicamente "andersoniana". Ha tutta l'aria di un paradosso, ma è così: nell'universo di Fantastic Mr. Fox, già surreale di per sé, le trovate di Anderson hanno meno potere poiché non vivono il contrasto con la realtà del mondo circostante, come invece accadeva nei film precedenti. La soluzione è quindi procedere per accumulo, abbracciando la logica dei cartoon - quella delle gag fisiche, degli inseguimenti, degli animali antropomorfi con abitudini umane - e contaminandola con i turbamenti esistenziali ben noti ai fan di Anderson, sempre in una cornice stralunata e divertente che dalla transizione allo stop motion ha solo da guadagnarci: il carattere perturbante e straniante dell'animazione a passo uno, infatti, è perfetto per un regista la cui poetica e il cui stile visivo sono già stranianti di per sé, impermeabili a qualunque approccio spettacolare del racconto. Fantastic Mr. Fox è in effetti un film dal gusto piacevolmente "grezzo" e antispettacolare, non tanto per la storia (che ha i suoi lati avventurosi e movimentati) quanto per il modo di narrarla, privo di fantasmagorie o elaborazioni visive che sconfinino oltre le tecniche tradizionali.
Inevitabile che siano allora i personaggi a dominare la scena, ed è un bene perché sono memorabili: tutti squisitamente andersoniani, chiusi in singolari e buffi cliché (l'ossessione di Mr. Fox per i passamontagna), sono alla perenne ricerca di una propria identità individuale, da costruire però su una precisa base comune, quella della propria fondamentale animalità; "Siamo animali selvaggi" ripete spesso Mr. Fox, come a voler esplicitare la diversità dagli uomini della superficie, insieme al diritto di depredare i frutti del loro (spregevole) lavoro. E Anderson, dal canto suo, esprime tutto questo attraverso l'iterazione ossessiva di determinate azioni, frasi, comportamenti tipici dei personaggi, che conducono a un grado di stilizzazione in tutto e per tutto simile alle opere precedenti, nonostante il soggetto di partenza sia di matrice letteraria e, per la prima volta nella sua carriera, non originale. Forse solo Tim Burton era riuscito in anni recenti ad appropriarsi a tal punto di un materiale non suo, reinterpretandolo in modo così personale.
L'ottimo cast di doppiatori regge abilmente l'impegno, e lo stesso fa la giocosa colonna sonora che ritma le avventure dei protagonisti fino alla liberatoria danza finale, lieta ma indubbiamente paradossale. Un film pensato più per un pubblico adulto, esattamente lo stesso delle altre opere di Anderson: imperdibile per i suoi seguaci, comunque da vedere per tutti gli altri.
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