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Messaggioda MarioBros » 25/05/2010, 23:58

GAMER

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Genere: Fantascienza
Titolo originale: Gamer
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2008
Durata: 95'
Regia: Mark Neveldine, Brian Taylor
Cast: Gerard Butler, Michael C. Hall, Alison Lohman, John Leguizamo, Zoe Bell, Terry Crews, Kyra Sedgwick, Amber Valletta, Logan Lerman, Ludacris, Johnny Whitworth, Milo Ventimiglia
Produzione: Albuquerque Studios, Lakeshore Entertainment
Distribuzione: Moviemax
Sceneggiatura: Mark Neveldine, Brian Taylor
Uscita americana: 4 settembre 2009
Uscita italiana: 2 aprile 2010

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ATTENZIONE :





Tu perdi. Lui muore.
In tutto il mondo spopola il nuovo gioco del cinico programmatore Ken Castle (Michael C. Hall), Slayers: alcuni detenuti in attesa della pena di morte hanno la possibilità di guadagnare la libertà se riusciranno a portare a termine tutte e trenta le missioni del gioco. Piccola particolarità: saranno loro i protagonisti dell’azione, mentre un utente li guiderà da casa. Giunto a due livelli dal termine, Kable (Gerard Butler) è ormai un idolo delle folle, ma capisce che Castle non ha in mente un lieto fine per il suo eroe. Così viene aiutato dalla resistenza, gli Humanz, a mettersi in contatto con il suo controllore e a cercare una via di uscita…

"Io sono solo la mano. Qualcun altro, da qualche parte, è l’occhio"
L’idea alla base di Gamer è interessante, anche se poco originale (si possono citare precedenti più o meno riusciti, quali Avalon di Oshii, Death Race con Jason Statham, ma anche Avatar, tangenzialmente Matrix e il recente Surrogates – Il mondo dei replicanti), ma di sicuro effetto su chiunque sia appassionato di videogiochi.
L’etica del videogiocatore viene qui messa a dura prova: al di là del livello di esperienza ludica personale e solitaria, la società delle apparenze e dell’azzeramento sensoriale prospettato dai registi e sceneggiatori Mark Neveldine e Brian Taylor (insieme anche per Crank e Crank 2) sembra molto più vicina di quanto si possa pensare, ma non per questo accettabile. Da non molto si parla di telefoni cellulari impiantati negli avambracci, con i quali sarà possibile digitare un sms sul palmo della propria mano, perciò non stupisce affatto l’universo sociale ricreato in Gamer, dove esseri umani, grazie all’impianto di nano cellule nel cervello che forniscono una sorta di indirizzo ip (come per i computer) di riconoscimento per il controllo, lavorano in un immenso cosplay chiamato Society (una sorta di The Sims) e vengono controllati da utenti sconosciuti comodamente seduti sulle proprie poltrone a godersi lo spettacolo: si può scegliere se essere controllati o se controllare. “Mentre in Society si può vivere attraverso gli altri, in Slayers si potrà morire attraverso gli altri”: tutto suona come un grande ricatto (a)morale, senza alcuna considerazione per i diritti umani, secondo cui i detenuti condannati nel braccio della morte finiscono per essere attori di un videogioco in cui la sopravvivenza è minima e il cui premio in palio è la libertà (ma non necessariamente l’emendamento delle loro colpe o la correzione di un comportamento deviato e criminale). È una società estremizzata quella di Neveldine/Taylor, un concept che, seppur affascinante, resta buono solo per un film controverso e che maschera i problemi del politically correct sotto un mare di azione ed effetti speciali.
Icona del film d’azione, consacrato tale dal Leonida di 300 in poi, come se fosse un nuovo Schwarzenegger ma estremamente più affascinante, nei panni del protagonista Kable è Gerard Butler (RocknRolla, Law Abiding Citizen): adatto nei panni del personaggio di un videogioco, cioè quando comandato e costretto a dei movimenti non indipendenti, non riesce però a sciogliere la sua umanità al momento giusto, ovvero quando si libera del controllo del giocatore, risultando così poco efficace, per portata emotiva, agli occhi dello spettatore. È invece perfetto, nel ruolo del creatore cattivo di videogiochi Ken Castle, un emaciato Michael C. Hall (nelle serie tv Dexter e Six Feet Under), che nonostante la malattia riesce ancora a dare spettacolo mettendo in mostra qualità attoriali di cui si sente già la mancanza.
Un film per chi non ne può più di commedie post-San Valentino, di film italiani poco interessanti e di opere impegnative: Gamer offre un’ora e mezza di minimo coinvolgimento emotivo e cerebrale, ma massima adrenalina.
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