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Messaggioda MarioBros » 30/05/2010, 13:11

IL MONDO DEI REPLICANTI

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Genere: Fantascienza
Titolo originale: Surrogates
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2009
Durata: 88'
Regia: Jonathan Mostow
Cast: Bruce Willis, Radha Mitchell, Ving Rhames, Rosamund Pike, Ned Vaughn, Jack Noseworthy, James Ginty, Michael Cudlitz, Rachel Sterling, Michael O'Toole
Produzione: Touchstone Pictures, Mandeville Films, Road Rebel
Distribuzione: Walt Disney Studios Home Entertainment
Data uscita Home Video: 21/04/2010
Sceneggiatura: John Brancato, Michael Ferris

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ATTENZIONE :





Una vita migliore?
In un futuro abbastanza prossimo, la quasi totalità della popolazione mondiale non vive la propria vita in prima persona, bensì attraverso i cosiddetti "surrogati umani robotici", ovvero robot dall'apparenza umana che ogni individuo può controllare dalla propria abitazione, sfruttando così i vantaggi di un'esistenza priva di rischi. Ma i surrogati non sono dei semplici simulacri: sono piuttosto la versione migliorata e potenziata di un essere umano, poiché dotati di forza, resistenza e bellezza ben superiori alla media.
In questo contesto si muovono i detective Tom Greer e Jennifer Peters, che impiegano a loro volta dei surrogati per svolgere le proprie mansioni investigative, così come l'intero corpo di polizia. Ma quando due surrogati vengono fatti esplodere insieme ai loro operatori, nel primo caso di omicidio dopo quindici anni, i due si troveranno a indagare su un complotto che metterà in discussione lo status quo dell'intera società globale...

Lost in Transposition
Frapporre un medium tra se stessi e gli altri, tra se stessi e il fardello dell'esistenza quotidiana, evitandone così le fatiche, i pericoli, gli imbarazzi. Ma non solo: vivere attraverso un medium che si configura come una versione migliorata del comune individuo, o comunque più consona ai suoi desideri e al suo orientamento sociale, politico, sessuale. L'ossessione per la bellezza e la perfezione dei corpi - non così dissimile da quella dell'era reaganiana, che stimolò la diffusione del body horror di Cronenberg e Carpenter - ritorna anche qui nella forma di un sogno divenuto realtà, o meglio divenuto realtà distopica e straniante, se osservata con gli occhi di oggi. Tutto questo funziona davvero, e funziona bene, nell'ottimo romanzo a fumetti di Robert Venditti e Brett Weldele, sorta di noir futuristico - disilluso, antispettacolare e ben poco consolatorio - che propone una delle idee più interessanti e originali partorite dalla fantascienza negli ultimi anni, quella dei "surrogati", avanzatissime marionette che gli uomini e le donne del 2054 possono controllare comodamente da casa, godendone i benefici ed evitando al contempo ogni rischio. Ma è una vita vera?
Metafora "estremizzata" dei social network e della realtà virtuale, Surrogates fonde virtualità e quotidianità in un cortocircuito di senso che disorienta il fruitore: quelli che stiamo osservando possono essere considerati umani oppure no? E la loro "maschera" tecnologica corrisponde alla loro vera natura di persone fisiche? Il film di Jonathan Mostow, arrivato in Italia con un titolo da b-movie anni Settanta, compie purtroppo un errore piuttosto comune nella trasposizione di opere a fumetti, quello di razionalizzare e rendere "realistico" il contenuto visivo e narrativo del materiale originale, privandolo così di gran parte del suo fascino. Quello che su carta era un mistery d'atmosfera, cupo ed essenziale, diviene allora un ibrido fra l'azione e il thriller che non paga un tributo significativo né allo spettacolo, né tanto meno alla suspense, presente in minima dose soltanto nel finale. È palese l'intenzione, da parte degli sceneggiatori John Brancato e Michael Ferris (gli stessi degli ultimi due Terminator), di spingersi leggermente oltre il semplice entertainment, riproponendo le tematiche del fumetto e premendo sul pedale della sofferenza emotiva, senza concessioni all'ironia o a esagerate costruzioni spettacolari; ma i buoni propositi si perdono in un intreccio privo di qualunque attrattiva, in cui il colpevole è intuibile anche da chi non ha letto la graphic novel (nella quale, fra l'altro, la storia raccontata è differente: il film mantiene soltanto i nomi dei protagonisti e l'idea generale). La caratterizzazione dei personaggi, inoltre, è pessima, ed è un peccato perché le scelte di casting appaiono invece adeguate: Radha Mitchell è brava come sempre, mentre Bruce Willis ha quell'aria devastata, da eroe fallibile e stanco, che gli calza a pennello. Sul suo volto è stato poi compiuto un buon lavoro di ringiovanimento al digitale, forse non pregevole come quello di Benjamin Button ma comunque accurato, a testimonianza di una confezione tecnica di prim'ordine. Ma l'ottimo impiego delle tecnologie stride con la pressoché totale assenza di idee visive, che lascia un po' di amarezza per ciò che questa storia sarebbe potuta diventare nelle mani di un autore cinematografico più creativo e incisivo.
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