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Messaggioda MarioBros » 11/06/2010, 11:06

IL PADRE DEI MIEI FIGLI

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Genere: Drammatico, Biografico
Titolo originale: Le Père de mes enfants
Nazione: Francia
Anno produzione: 2009
Durata: 120'
Regia: Mia Hansen-Løve
Cast: Chiara Caselli, Louis-Do de Lencquesaing, Dominique Frot, André Marcon, Eric Elmosnino, Michael Abiteboul, Alice de Lencquesaing, Alice Gautier, Manelle Driss, Sandrine Dumas, Djamshed Usmonov, Igor Hansen-Løve, Eric Plouvier, Philippe Paimblanc
Produzione: Les Films Pelléas
Distribuzione: Teodora Film
Soggetto: ispirato agli ultimi giorni di vita del produttore francese Humbert Balsan
Sceneggiatura: Mia Hansen-Løve
Uscita francese: 16 dicembre 2009
Uscita italiana: 11 giugno 2010

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ATTENZIONE :





Una storia vera
Grégorie Canvel è un produttore cinematografico di successo e osannato dalla critica. È un momento estremamente duro, il protagonista deve fare i conti con le difficoltà economiche e con un regista la cui creatività mette a dura prova la casa di produzione. Grégorie è un marito amato e un padre affettuoso. Nell'istante in cui la Moon Film fallisce, provato dallo stress e dagli oneri economici, Grégorie si toglie la vita. La moglie Sylvia e le tre figlie devono confrontarsi con il dolore e le domande senza risposta. La sofferenza è insostenibile, ma la vita può ricominciare.

Ricominciare, senza Grégorie
La giovanissima regista francese Mia Hansen-Love, autrice dell’acclamato Tout est pardonné, torna sul grande schermo con Il padre dei miei figli, vincitore del Premio Speciale della Giuria nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2009. Il film si ispira alla reale vicenda del produttore cinematogratografico francese Humbert Balsan, che, dopo il fallimento della propria casa cinematografica, si uccide, lasciando moglie e figlie. Mia Hansen-Love conferma il garbo e la raffinatezza del proprio approccio registico. Il film è ben diretto, ben scritto, ottimamente interpretato. La macchina da presa si accosta con pudicizia ai personaggi, alla morte e alla necessità di andare avanti, pedina il protagonista, ne segue le peripezie e le preoccupazioni fino alla sconfitta. È interessante come la decisione del suicidio venga mostrata e non dimostrata. Il produttore Grégorie Canvel è un uomo che ha tutto, ma è dilaniato dall’idea di perdere tutto. I suoi turbamenti interiori non si avvalgono di parole, la sua angoscia non è fonte di esternazioni e di arrovellamenti, ma lo consuma. È un uomo felice e appagato, a poco a poco scivola in una strada senza uscita, riesce a dissimulare la propria sofferenza. Sa a cosa rinuncia: una famiglia vitale, amorevole e gioiosa. Sacrifica l’affetto incondizionato delle figlie piccole, il sostegno di una moglie innamorata, la stima di una figlia adolescente che raccoglie l’eredità spirituale del padre.
Le emozioni di questo film che in punta di piedi si conquista il cuore della platea, sono quelle semplici e reali. Che meraviglia le passeggiate quasi taciturne nelle campagne, che forza le lacrime rancorose e stupite di fronte a una morte inspiegabile, e che verità nel timore di ricominciare una vita differente, una vita senza Grégorie.
Il film è anche un omaggio al cinema, al mestiere, alla passione, al credere in pellicole di valore artistico, ma di scarsa portata commerciale. Mia Hansen-Love riconosce la lungimiranza di Humbert Balsan, che aveva intenzione di produrre il primo film della regista, e ispirandosi al suo carisma e al suo entusiasmo mette a fuoco un personaggio credibile nelle sue contraddizioni. Le difficoltà di Canvel non hanno nulla di falso o di agiografico. Un uomo felice, ma disperato. In ultimo, va sottolineata la bravura degli interpreti. Se Louis-Do de Lencquesaing conferisce a Grégorie una normalità indispensabile per la comprensione dell’angoscia del personaggio, Chiara Caselli nel ruolo di Sylvia, moglie di Canvel, è davvero brava nel portare sul grande schermo il percorso umano di una donna costretta a ricominciare, senza il padre dei suoi figli.
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