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Messaggioda MarioBros » 02/06/2010, 0:32

IL QUARTO TIPO

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Genere: Fantascienza
Titolo originale: The Fourth Kind
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2009
Durata: 98'
Regia: Olatunde Osunsanmi
Cast: Milla Jovovich, Elias Koteas, Will Patton, Corey Johnson, Hakeem Kae-Kazim, Enzo Cilenti, Alisha Seaton, Daphne Alexander, Tyne Rafaeli, Mia McKenna-Bruce
Produzione: Gold Circle Films, Dead Crow Productions, Focus Films, Chambara Pictures, Fourth Kind Productions
Distribuzione: Warner Home Video
Sceneggiatura: Olatunde Osunsanmi
Data uscita italiana: 22 gennaio 2010
Soggetto: Olatunde Osunsanmi, Terry Lee Robbins
Uscita americana: 6 novembre 2009

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ATTENZIONE :





"Sono tutte cose verificabili in qualunque museo sumero!"
Nella cittadina di Nome, Alaska, avvengono fatti strani. La dottoressa Abigail Tyler decide di continuare il lavoro di suo marito psicologo - ucciso a coltellate affianco a lei nel suo letto - per scoprire l'assassino. I pazienti sembrano delle persone normali con dei disturbi del sonno, sogni ricorrenti e nessuna (apparente) attinenza con il caso di suo marito. Dopo poche sedute interlocutorie, i pazienti acconsentono a sottoporsi a ipnosi, e le verità che emergeranno andranno ben al di là dell’immaginazione della dottoressa…

I gufi non sono quello che sembrano…
Torna alla regia, dopo l’esordio del 2005 con l’inguardabile The Cavern (distribuito soltanto in dvd), il giovane Olatunde Osunsanmi e questa volta firma un prodotto decisamente più interessante.
Il regista punta tutto su un’introduzione in stile serio, con gli attori che si presentano in favore di camera e spiegano il loro ruolo all’interno del film, quasi fosse una reale ricostruzione per un documentario, e sulla ripetizione ossessiva di didascalie che ricordano allo spettatore che (quasi) tutti i nomi sono fittizi, mentre le immagini si sottintendono essere vere. Resta così a metà tra realtà e finzione tutto l’impianto filmico, facendo leva sul possibile coinvolgimento emotivo dello spettatore: chi crede alla presenza di vita extraterrestre sulla Terra e ai rapimenti di esseri umani da parte di alieni, rimarrà completamente affascinato e annovererà questo film come una prova a favore delle proprie teorie; chi, invece, vive normalmente da scettico situazioni e teorie di questo genere, sarà oggettivamente colpito dal realismo delle immagini d’archivio proposte e resterà col dubbio – ben oltre il termine del film – se avere assistito o meno a qualcosa di realmente accaduto. Osunsanmi è bravo a preparare l’assetto, a pianificare le reazioni possibili degli spettatori, e non lascia nessuno deluso. Lo stile documentaristico emerge anche nell’assoluta mancanza di punto di vista: si lascia tutto il giudizio agli spettatori, “liberi di credere o non credere a ciò che vedranno”.
Certamente bisogna dimenticarsi la “musicale” simpatia aliena di Incontri ravvicinati del terzo tipo: ne Il quarto tipo, infatti, i non-umani sono tutt’altro che amichevoli, entità (in)visibili senza scrupoli e che fanno propria l’arma del ricatto psicologico, attraverso rapimenti di familiari e omicidi-suicidi comandati.
Soggetto interessante, dunque, che ha nella sceneggiatura un punto di forza, ma nella realizzazione e nella costruzione (soprattutto a livello di montaggio) un aspetto tremendamente sfavorevole. Non si comprende il motivo per cui le reinterpretazioni degli attori non si limitino a ciò che non è “documentato” dai filmati d’archivio, ma vengano spesso affiancate, se non addirittura sovrapposte a questi, generando una confusione evitabile e rendendo meno efficace la forza degli stessi video raccolti. Ritornano da parte di Osunsanmi (erano presenti con frequenza maggiore e quasi esasperante in The Cavern) alcune forzature, se non addirittura veri e propri errori di regia, i tremolii ogniqualvolta prenda la camera in mano, o ancora qualche raccordo di scena che salta (ma non si notano più di tanto). Il montaggio sfrutta (abusandone) la ripartizione in quadri dello schermo, proponendo uno split-screen verticale per mettere in parallelo “realtà” e reinterpretazione attoriale, arrivando anche a quattro riquadri per la seduta d’ipnosi della dottoressa Tyler. Particolarmente riuscite e inquietanti sono le riprese effettuate dall’alto a piombo sulle auto o sulle persone che si spostano, quasi a voler accrescere il senso d’inquietudine e di sorveglianza, come se un gufo fosse appollaiato sul tetto a osservare per conto di qualcun altro la vita a Nome.
Che rientri o no nella categoria “documentario” o la nuova mockumentary (cioè falso documentario), starà allo spettatore decidere il grado di coinvolgimento emotivo. Tutto ciò che si ricercherà dopo la visione al cinema – ad esempio, andare a verificare se la storia sia reale o sia tutta una montatura fatta ad arte – non riguarda il film e sarà da effettuarsi a discrezione di chi l’ha già visto. I fan di X-Files lo troveranno inutile e senza l’efficacia della serie televisiva, ma per tutti gli altri potrebbe essere una piacevole sorpresa, una volta di più in chiave horror, sulle teorie degli incontri del quarto tipo.
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