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Messaggioda MarioBros » 31/05/2010, 20:11

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Genere: Thriller
Titolo originale: The Ghost Writer
Nazione: Francia, Germania, Regno Unito
Anno produzione: 2010
Durata: 131'
Regia: Roman Polanski
Cast: Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Eli Wallach, Kim Cattrall, Olivia Williams, Tom Wilkinson, James Belushi, Timothy Hutton, Jon Bernthal, Robert Pugh, Daphne Alexander, Jaymes Butler, Marianne Graffam, Angelique Fernandez
Produzione: RP Films, France 2 Cinéma, Elfte Babelsberg Film, Runteam III, Medienboard Berlin-Brandenburg
Distribuzione: 01 Distribution
Soggetto: dal romanzo Il ghostwriter di Robert Harris
Sceneggiatura: Roman Polanski, Robert Harris
Uscita: 9 aprile 2010

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ATTENZIONE :





Memorie al vento…
Un giovane ghostwriter (Ewan McGregor) accetta di completare le memorie dell’ex-primo ministro britannico Adam Lang (Pierce Brosnan). Non sa però che il suo predecessore è morto in circostanze misteriose, e che era venuto a conoscenza di aspetti scomodi della vita del ministro. Rimettendo insieme i pezzi di un intricato puzzle politico, giungerà alla verità tra scandali, soffiate e collaborazioni ad alto rischio…

"Vino bianco… mi chiedo a cosa serva"
Su un foglietto, la scomoda verità che tutti stanno aspettando. Il biglietto passa di mano in mano, si fa largo fra i tanti invitati, ignari della tacita complicità a cui sono chiamati, fino a raggiungere il destinatario. La musica cresce di intensità e la tensione sale alle stelle. Sarà uno sguardo a svelare quel segreto…
Basta questo a promuovere The Ghost Writer come un film magistrale, che segna il ritorno al cinema (anche se da dietro le sbarre per le note vicende processuali che lo vedono coinvolto) di Roman Polanski dopo l’ultimo film del 2005, Oliver Twist, e in particolare al genere thriller ben ventidue anni dopo il geniale Frantic.
Tradotto in italiano con il pessimo titolo L’uomo nell’ombra, accompagnato in locandina dalla frase “Non pronunciate mai il suo nome”, quasi a voler sottintendere una dimensione orrorifica che non appartiene affatto al film, il ghost writer del titolo è una figura molto ben definita in letteratura: è colui che scrive un testo per conto di qualcun altro, il quale comparirà quale autore effettivo del testo in questione. Basti pensare a una qualsiasi autobiografia scritta da un personaggio famoso, politico o starletta che sia, per capire l’effettiva portata del ruolo dello “scrittore fantasma”. Sfruttando proprio la condizione anonima e, per tale ragione, facilmente sostituibile di questa figura, Polanski costruisce una storia perfettamente lineare in cui la tensione e la sensazione di pericolo imminente rimangono sottesi dietro a un’apparente calma che regna sovrana per gran parte del film. È quasi una lunga (ma mai lenta né pesante) marcia di avvicinamento, passo dopo passo, segreto dopo segreto, alla rivelazione finale. Polanski dimostra ancora una volta di poter creare la sorpresa da una storia assolutamente ordinaria, attraverso tanti piccoli momenti di grande potenza scenica e aggiungendo un elemento alla volta, senza lasciarsi condizionare dalla voglia dello spettatore di scoprire tutto subito: riesce così a mantenere viva l’attenzione, centellinando i disvelamenti e proponendo un crescendo emozionale che culminerà nella splendida scena finale.
Gli elementi tipici del thriller sono tutti condensati in questo film: un incarico apparentemente senza particolari note di interesse, come la biografia di un politico influente; un passato oscuro, accuratamente tenuto nascosto, che viene progressivamente a galla; un protagonista simpatico e molto vicino all’immaginario comune di scrittore in erba, che si ritrova coinvolto suo malgrado in qualcosa più grande di quanto la sua stessa immaginazione possa sopportare; uno scandalo, quello in cui viene coinvolto il committente, sia a livello pubblico (l’ex-ministro Lang viene accusato di aver torturato dei prigionieri politici) che privato (la moglie di Lang lo accusa in maniera neanche poco velata di avere una tresca con la sua assistente). Unendo una sceneggiatura splendida, tratta dal romanzo omonimo di Robert Harris, particolarmente attenta ai dialoghi, la regia secca di Polanski, che va dritta al punto seguendo il semplice principio di causa-effetto, e l’interpretazione eccellente dell’intero cast, racchiuso in personaggi perfettamente caratterizzati, dal protagonista Ewan McGregor (Sogni e delitti, Big Fish) al ministro Pierce Brosnan (Mamma mia!), dalla splendida Olivia Williams (An Education) al misterioso Tom Wilkinson (Operazione Valchiria), si ottengono oltre due ore di puro cinema, al di fuori di qualsiasi possibile riferimento a fatti reali, né tantomeno persone reali.
Vincitore dell’Orso d’argento per la Miglior regia alla Berlinale, si può solo sperare che The Ghost Writer non sia l’ultimo film di Roman Polanski, regista geniale già di per sé non molto prolifico, incarcerato a Zurigo per fatti risalenti al 1977. Consigliato.
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