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Messaggioda MarioBros » 29/08/2010, 18:15

NIGHTMARE

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Genere: Horror
Titolo originale: A Nightmare On Elm Street
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2010
Durata: 95'
Regia: Samuel Bayer
Cast: Jackie Earle Haley, Rooney Mara, Kyle Gallner, Katie Cassidy, Kellan Lutz, Clancy Brown, Connie Britton, Charles E Tiedje, Lia D. Mortensen
Produzione: New Line Cinema, Platinum Dunes
Distribuzione: Warner Bros.
Soggetto: Wesley Strick
Sceneggiatura: Wesley Strick, Eric Heisserer
Uscita americana: 30 aprile 2010
Uscita italiana: 20 agosto 2010

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ATTENZIONE :





Sweet dreams
Il dolce sonno ristoratore è un lontano ricordo per gli adolescenti di Springwood, placida cittadina della provincia americana: un mostruoso serial killer, il volto sfigurato dalle ustioni e un guanto artigliato nella mano destra, irrompe nei loro sogni e li uccide a uno a uno. Ma fra le vittime esiste un legame, ben più profondo dell'amicizia stretta al liceo. I loro sogni sono spesso accomunati dai medesimi luoghi (un asilo, una fabbrica abbandonata), e anche la loro infanzia pare macchiata dagli stessi misteriosi traumi. Cos'è accaduto? E perché i rispettivi genitori sembrano nascondere una verità inconfessabile?

Quando il vero incubo è il remake
Nuova pugnalata inferta al corpo agonizzante del cinema horror, genere che la produzione americana un tempo aveva reso grande, ma che ora geme di dolore sotto il peso delle logiche commerciali. Perché è inutile parlare di omaggi, di celebrazioni, di rispetto nei confronti degli originali: i remake non sono molto diversi dai vecchi film in bianco e nero colorati su pellicola, ugualmente artificiosi e ugualmente futili. Sarà che non c'è più spazio per gli autori (Raimi, il suo splendido Drag Me To Hell se l'è dovuto produrre da solo), sarà che le uniche (poche) idee originali provengono dalle cinematografie asiatiche ed europee, ma l'horror americano ha ormai acquisito la tendenza al remake come un'abitudine, come fosse la norma. Ne è assuefatto. E la ragione è da ricercarsi nel terrore quasi patologico per ogni tipo di rischio: il remake è "sicuro" perché stimola la naturale curiosità di chi aveva amato gli originali, e al contempo permette di offrire alle nuove generazioni una grande quantità di soggetti solidi, di personaggi carismatici, con l'immancabile aggiornamento tecnico degli effetti visivi e degli stili di ripresa.
E almeno ce ne fossero di idee visive in questo nuovo Nightmare. Il concetto di un remake/reboot del film di Craven è già di per sé un colpo basso, poiché coinvolge un piccolo classico che a ben vedere funziona ottimamente ancora oggi; ma se a questo si aggiunge un'assoluta mancanza di creatività, allora il fastidio aumenta. A gravare sul remake, infatti, non è tanto l'inevitabile sconfitta nel confronto con l'originale, quanto gli evidenti limiti che dimostra persino nella sua autonomia di film horror: ogni sequenza, ogni artifizio volto a stabilire un clima di tensione, ha la prevedibilità di un manualetto per cineasti principianti, e il fatto che Samuel Bayer sia un esordiente nel lungometraggio è una giustificazione solo parziale. Di sicuro comunque la responsabilità non è tutta sua, poiché Bayer è qui soltanto un semplice metteur en scene e, rispetto ad altri colleghi del mondo dei videoclip, ha quantomeno il merito di garantire una regia pulita, senza drogare il montaggio con quegli eccessi schizofrenici tipici di molta produzione commerciale; piuttosto, è la sceneggiatura a "uccidere" il film già in partenza. Michael Bay e la sua Platinum Dunes non si preoccupano certo dell'inventiva, e affidano gli script a dei semplici confezionatori di storie (non a caso, nel curriculum di Wesley Strick ed Eric Heisserer ci sono vari remake e trasposizioni poco riuscite) che si limitano a offrire il minimo indispensabile in termini di trama e sviluppi narrativi, e non mostrano nemmeno una particolare cura negli elementi basilari della scrittura cinematografica, quali l'introduzione dei personaggi e le dinamiche di rapporto che intercorrono fra loro. Ad alternarsi sullo schermo sono allora caratteri anonimi (non aiutati dagli attori, che però il doppiaggio italiano banalizza e svilisce), mentre i temi dell'originale divengono meno sfumati, e alcuni particolari "scabrosi" (la pedofilia) inutilmente più espliciti. Così, Freddy Kruger non rappresenta più la punizione infernale di un mondo, quello degli adulti, che ha osato farsi giustizia da solo soffocando la violenza con la violenza, ma una più banale vendetta del mostro nei confronti di quegli innocenti che ne avevano denunciato gli abusi, e che nei sogni sono costretti a rivivere i traumi del passato. Peccato che in tutto ciò regni la noia e lo scarso interesse per una vicenda che di aggiornato non ha proprio nulla, ma al contrario appariva più moderna e tagliente, più sottile e ricca di spirito critico, nell'originale di Craven.
Jackie Earle Haley è un degno erede di Robert Englund e si sforza d'imprimere una sua personale impronta alla figura di Kruger, facendo leva su di un sadismo più cupo e meno sarcastico rispetto all'attore californiano, e sgomberando il campo da qualunque rischio di simpatia per le imprese oniriche del mostro. Ad attenderlo ci sono però altri due episodi: buona fortuna.
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