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Messaggioda MarioBros » 23/05/2010, 12:02

PRINCE OF PERSIA - LE SABBIE DEL TEMPO

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Genere: Fantasy
Titolo originale: Prince of Persia - The Sands of Time
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2010
Regia: Mike Newell
Cast: Jake Gyllenhaal, Gemma Arterton, Ben Kingsley, Alfred Molina, Toby Kebbell, Ambika Jois, Gísli Örn Garðarsson, Reece Ritchie, Richard Coyle, Luke Beach, Daud Shah, Selva Rasalingam, Steve Toussaint, Dave Pope, Ronald Pickup, Stephen A. Pope, Thomas DuPont, Charlie Banks
Produzione: Jerry Bruckheimer Films, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Pictures
Soggetto: Jordan Mechner, Boaz Yakin
Sceneggiatura: Doug Miro, Carlo Bernard
Uscita americana: 28 maggio 2010
Uscita italiana: 19 maggio 2010

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ATTENZIONE :





Legami che sopravvivono al tempo e allo spazio
Persia, Sesto secolo. Protagonista di un atto di coraggio in tenera età, un orfano di strada chiamato Dastan viene accolto nella famiglia del re persiano Sharaman, che lo alleva come un figlio. Cresciuto insieme ai fratelli più grandi, il principe Dastan dimostra il suo carattere impulsivo ma fiero nell'assedio alla città santa di Alamut, accusata di fabbricare armi per i nemici della Persia, e si rivela determinante per la vittoria della sua fazione. La città e la sua principessa, Tamina, conservano però un segreto: un misterioso pugnale, di fattura pregiata e antica, in grado di riavvolgere il tempo per pochi istanti se caricato con la cosddetta "sabbia del tempo". Dastan ne viene in possesso, inconsapevole del suo potere, e quasi senza accorgersene si trova coinvolto in una pericolosa avventura insieme alla principessa Tamina: braccati sia dall'esercito persiano - poiché Dastan è accusato di un terribile omicidio che non ha commesso - sia da un oscuro nemico che desidera il pugnale per propri fini...

Quando l'avventura non trascina
All'ombra della coppia Disney/Bruckheimer (la stessa di Pirati dei Caraibi) anche i videogiochi si guadagnano il loro kolossal dopo anni di piccole e medie produzioni più o meno fallimentari, quando non apertamente trash. Premesso, comunque, che il valore creativo di tali operazioni è generalmente scarso, e la loro giustificazione puramente commerciale, questo Prince of Persia avrebbe tutte le carte in regola per compiacere i gusti del pubblico: una confezione sontuosa, volti noti e attraenti, effetti visivi, humour, romanticismo, tutto concorrerebbe alla definizione di un solido e genuino entertainment senza pretese, che come ogni blockbuster sfrutta il potere trascinante dello spettacolo per ammaliare le platee.
Ma tutti questi elementi, pur inscritti nel codice genetico di un film del genere, falliscono clamorosamente alla prova dei fatti, perché i 127 minuti di Prince of Persia rivelano una costruzione narrativa spesso confusa e artefatta (con snodi affrettati e sequenze gestite male, anche nel montaggio) e un ritmo discreto che però non riesce a catturare appieno l'interesse dello spettatore, anche a causa di una storia che di pathos ne ha davvero poco, tutto concentrato nel finale. Una debolezza strutturale ed emotiva (la storia d'amore fra Dastan e Tamina non suscita emozioni nemmeno per sbaglio) che non viene compensata né dai risibili siparietti ironici fra i due protagonisti, né tanto meno dall'azione, incapace di sfruttare le potenzialità dei duelli e del parkour a causa di uno stile di regia caotico e scontato. Peccato che Newell si stia smarrendo in blockbuster così anonimi, dopo i promettenti lavori degli anni Novanta (Quattro matrimoni e un funerale, Donnie Brasco).
Ciò che resta è allora un'ambientazione con atmosfere piacevolmente demodé, ma i personaggi non hanno altrettanto fascino e persino Jake Gyllenhaal - uno che il volto e il fisico dell'eroe scanzonato li avrebbe per natura - sembra poco convinto del suo ruolo. Certo, sempre meglio della "bella" inespressività di Gemma Arterton o dei cliché da cattivo di Ben Kingsley, ormai una scelta più che convenzionale per le parti da villain. Il divertente istrionismo di Alfred Molina è invece un'ottima conferma.
Un film dal target generazionale piuttosto basso, e che senz'altro ha il merito di rivolgersi a un pubblico molto più ampio rispetto ai soli videogiocatori; ma l'effettiva riuscita dei suoi meccanismi d'intrattenimento è quanto mai dubbia, e i curiosi riferimenti all'attualità sin troppo ingenui.
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