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Messaggioda MarioBros » 18/09/2010, 0:22

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Genere: Sentimentale, Drammatico
Titolo originale: Somewhere
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2010
Durata: 98'
Regia: Sofia Coppola
Cast: Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Michelle Monaghan, Laura Ramsey, Robert Schwartzman, Caitlin Keats, Jo Champa, Laura Chiatti, Simona Ventura, Lala Sloatman, Amanda Anka, Erin Wasson, Alexandra Williams, Nathalie Fay, Kristina Shannon
Produzione: American Zoetrope
Distribuzione: Medusa Film
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Uscita americana: 22 dicembre 2010
Uscita italiana: 3 settembre 2010

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ATTENZIONE :





Da qualche parte
Johnny Marco è una star hollywoodiana che vive all'hotel Chateau Marmont di Los Angeles, trascorrendo le sue giornate tra impegni di lavoro, festicciole, giri in Ferrari e donne delle quali nemmeno ricorda il nome. L'unico suo contatto con il mondo "reale" è la figlia Cleo, avuta da una precedente relazione: la ragazzina, undicenne, gli fa visita un giorno alla settimana, durante il quale Johnny non riesce a farle sentire appieno la sua presenza di padre.
Ma le cose iniziano a cambiare quando la madre di Cleo, che vuole trascorrere del tempo da sola, gli affida la ragazzina fino all'inizio del campo estivo...

Sofia Coppola e l'iterazione del nulla
Un'automobile sportiva attraversa l'inquadratura da sinistra verso destra, il rombo del motore progressivamente si allontana e, nello spazio di pochi istanti, la vediamo riapparire a fondo campo, ma stavolta da destra verso sinistra, sfrecciando su un anonimo circuito ad anello sperduto e confuso in una pianura terrosa. Gli spostamenti dell'automobile proseguono identici, più volte di seguito, mentre l'inquadratura resta fissa su quella limitata, soffocante porzione di circuito: l'immobilità è assoluta, non importa quanto veloce possa correre la fuoriserie.
La sequenza d'apertura di Somewhere - di fatto, un piano sequenza - riassume in sé i connotati dell'intero film, e prepara alla visione di un'opera che fonda la sua struttura sulla relazione tra il linguaggio filmico e il contenuto narrativo, attraverso quella che si si potrebbe tranquillamente definire come l'iterazione del nulla. Perché in Somewhere non esiste progressione né sviluppo del racconto, ma solo ripetizione di vuoti: sequenze spesso autoconclusive, ricche di avvenimenti casuali che non hanno alcun effetto sulla storia (come nella vita quotidiana: quanto, di ciò che ci accade ogni giorno, è effettivamente significativo per la nostra esistenza?), momenti immersi nell'apatia e nella noia che vibrano fra le mura dell'hotel Chateau Marmont di Los Angeles, sorta di impenetrabile bolla ermetica che intorpidisce i suoi ospiti e li relega in una dimensione atemporale. Così è per l'attore Johnny Marco (un fascinoso Stephen Dorff, dai toni compassati e autobiografici), uno che al successo ci è arrivato più per caso che per merito, senza mai guadagnarsi il rispetto altrui se non grazie alla fama che lo circonda. Johnny vive in un mondo fatto solo di vacui passatempi, di rapporti umani superficiali e di sesso spiccio consumato con donne sconosciute e subito dimenticate, e questa sua immobilità esistenziale trova espressione proprio nel linguaggio sapientemente adottato da Sofia Coppola: iterazione del nulla, per l'appunto, alternanza inesausta di momenti che non hanno niente da raccontare (un giro in automobile, una birra consumata in solitudine, una seduta di trucco, una trasferta milanese per ritirare un premio del quale non si capiscono le ragioni: la ridicola cerimonia dei Telegatti, ottimamente ricostruita, è la dimostrazione lampante di come "gli altri" ci vedono dall'esterno, e il quadro non è certo lusinghiero). Sono sequenze che rifiutano di dare priorità all'azione e al dialogo, e che in questo senso - come accadeva già nel capolavoro Lost in Translation, ma forse qui è ancora più evidente - si allontanano dai canoni hollywoodiani di racconto e messa in scena per favorire la libera autorialità della regista.
Somewhere, insomma, è la definitiva affermazione di Sofia Coppola in quanto autrice, ma il paradosso è che tale affermazione coincide con un film riuscito solo sotto il profilo "cerebrale". Cosa manca, infatti, a Somewhere? Di cosa si avverte l'assenza, rispetto alle opere precedenti? Manca ciò che in Virgin Suicides e soprattutto Lost in Translation era invece cristallino: l'emersione di un sentimento. Strano a dirsi, ma Somewhere è un film più di testa che di cuore, e che solo con la testa può essere apprezzato. Se ne possono apprezzare le sfumature di linguaggio, e il loro legame con il contenuto narrativo, ma non le emozioni; perché nonostante alcuni momenti di tenerezza (pochi, in realtà), il rapporto fra Johnny e la figlia "ritrovata" non sussurra quei sentimenti che era lecito aspettarsi, non coinvolge, non commuove, resta sulla superficie degli animi in gioco. L'impressione è che la sceneggiatura non riesca a esprimere quel senso di necessità profonda, intima, che univa gli altri personaggi del cinema di Sofia, e che tanto sapeva conquistare l'immaginazione del pubblico più sensibile.
Ma stavolta il contatto emotivo non funziona, e il rischio che l'opera assuma i caratteri di un freddo esercizio di stile sono evidenti. Peccato, davvero.
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