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Messaggioda MarioBros » 08/09/2010, 14:38

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Genere: Arti Marziali, Family
Titolo originale: The Karate Kid
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2010
Durata: 140'
Regia: Harald Zwart
Cast: Jackie Chan, Jaden Smith, Taraji P. Henson, Wenwen Han, Rongguang Yu, Zhensu Wu, Zhiheng Wang, Zhenwei Wang
Produzione: Columbia Pictures, Overbrook Entertainment, China Film Group, Jerry Weintraub Productions
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Soggetto: Robert Mark Kamen
Sceneggiatura: Christopher Murphey
Uscita americana: 11 giugno 2010
Uscita italiana: 3 settembre 2010

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ATTENZIONE :





"Your focus needs more focus"
Il dodicenne Dre Parker si trasferisce da Detroit a Pechino, per seguire la madre e il suo nuovo lavoro. Ma la realtà cinese è diversa da quella statunitense, e nonostante la presenza di molti bambini stranieri o che comunque parlano inglese, Dre non si sente per nulla a suo agio. Inoltre, un ragazzino di nome Cheng lo umilia pubblicamente per aver osato avvicinarsi alla dolce Meiying, sua compagna di scuola, mettendolo duramente al tappeto con abili mosse di kung fu.
Dre è spaventato, non sa come difendersi, e la presenza di Cheng continua a tormentarlo. Per sua fortuna, però, nel condominio in cui vive c'è un uomo, il signor Han, manutentore del palazzo, che nasconde un talento inaspettato: conosce il kung fu, e lo insegnerà a Dre per aiutarlo ad affrontare le sue paure...

"A volte i combattimenti più importanti sono quelli che evitiamo"
Il saccheggio inusitato degli anni Ottanta prosegue sui binari della prevedibilità, e ovviamente nemmeno un cult giovanile come Karate Kid poteva salvarsi dall'ossessione tutta hollywoodiana per il "rinnovamento". Di certo in questi casi rinnovare non significa mai migliorare, ed è buffo che il processo in questione coinvolga prodotti ancora oggi validissimi sotto il profilo dell'intrattenimento, forse solo leggermente datati nei risvolti più "tecnici". Perché, insomma, cos'ha da offrire questo nuovo Karate Kid rispetto all'originale? Null'altro che coreografie migliori nei combattimenti - aspetto determinante al fine di attrarre giovani spettatori - e un protagonista più al passo coi tempi, dunque più sfrontato e ciarliero se paragonato al Ralph Macchio del 1984. L'idea di riportare il personaggio a un'età pre-adolescenziale ha l'aria del puro pretesto, volto a garantire il primo ruolo da protagonista al figlio d'arte Jaden Smith: non si spiegherebbe altrimenti la decisione di passare dai sedici anni di Daniel Lorusso ai dodici del piccolo Dre Parker, dato che il tasso di "violenza" negli scontri è persino maggiore. Ma al di là delle differenze anagrafiche, ciò che incuriosisce di più è la rinnovata ambientazione cinese, quasi un omaggio ai nuovi rapporti che legano gli Stati Uniti all'arrembante potenza economica orientale, qui descritta fra scorci di modernità avveniristica e testimonianze di tradizioni millenarie. Sorprende però che, nonostante questa risalita alla sorgente delle arti marziali, la sceneggiatura di Christopher Murphey non riesca a dire niente che l'originale non avesse già detto, peraltro concedendosi anche più tempo per dirlo: il remake, infatti, se la prende comoda, e distribuisce in 140 minuti una storia cui ne sarebbero bastati anche meno, poiché l'esplorazione della cultura cinese resta ferma alla superficie, mentre certe svolte "drammatiche" (il passato tragico del signor Han, la rigidità dei genitori di Meiying) sono solo vaghe sfumature stereotipate che non approfondiscono i caratteri quanto vorrebbero.
Ciononostante il regista Harald Zwart - aiutato anche da un canovaccio sempre efficace - riesce a evitare la noia grazie a una confezione di grande professionalità, indugiando sul fascino di paesaggi eterogenei e valorizzando le scene d'azione con inquadrature pulite, che lasciano respirare le coreografie e permettono al pubblico di apprezzarle al meglio. Alcune sequenze sono effettivamente ben riuscite (l'allenamento notturno con i bastoni, all'interno di un clima particolarmente emotivo), ma a salvare il film è soprattutto lui, Jackie Chan: nessun virtuosismo da grande artista marziale, nessun folle stunt, eppure il suo carisma si avverte a ogni inquadratura, in accordo a una prova dai tratti malinconici e, perché no, addirittura commoventi.
Per il resto è tutto come da copione, né più né meno.
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