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Messaggioda MarioBros » 26/05/2010, 0:04

THE ROAD

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Genere: Fantascienza
Titolo originale: The Road
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2009
Durata: 112'
Regia: John Hillcoat
Cast: Viggo Mortensen, Charlize Theron, Robert Duvall, Guy Pearce, Molly Parker, Garret Dillahunt, Michael K. Williams, Bob Jennings
Produzione: 2929 Productions, Chockstone Pictures, Nick Wechsler Productions, Road Rebel
Distribuzione: Videa-CDE
Soggetto: dal romanzo omonimo di Cormac McCarthy
Sceneggiatura: Joe Penhall
Uscita italiana: 28 maggio 2010

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ATTENZIONE :





Il giorno dopo la fine del mondo
Un uomo e un bambino, legati dal vincolo del sangue, con il loro perenne vagabondare da un capo all’altro di una America devastata si augurano di porre fine a uno stato di marginalità ed emarginazione. Sono soli al mondo, poiché l’unica figura femminile che stava loro accanto ha preferito la rivelazione della morte piuttosto che la peggiore delle catastrofi. Insieme, il padre e il figlio dovranno mettere in atto delle strategie difensive per non cadere in mano a esseri umani che si cibano dei loro simili e, contemporaneamente, racimolare qualcosa di commestibile.

During the apocalypse
Istantanee dall’inferno, dove una fuga istantanea sembra impossibile e quel che resta è solo un girovagare illusorio e transitorio on the road. Un padre infila piano la sua mano grande in quella piccina del suo bambino e la stringe forte a sé, mentre entrambi si incamminano verso lo spazio liscio di un pianeta al tramonto. Una forma elementare di salvaguardia della vita e della specie li porterà a non cedere di fronte ai pericoli che si abbatteranno sul loro cammino: cannibali, terremoti, incendi e, soprattutto, i morsi della fame. Le macerie di un posto chiamato mondo vengono sempre inquadrate frontalmente, in campo lungo, mentre flebili sprazzi di luce si dileguano in quella vertigine assoluta dietro cui si nasconde una natura matrigna. In questo scenario post-apocalittico, il padre è convinto che l’oscenità della forma si possa abbandonare discostandosi dall’eco delle urla del silenzio. Forse la salvezza potrebbe coincidere con il raggiungere la costa sud degli Stati Uniti, dove li attenderebbe un clima più tiepido e lo spettacolo dei flutti marini.
Lo sceneggiatore Joe Penhall adatta per la regia dell’australiano John Hillcoat il libro omonimo di Cormac McCarthy. Non è la prima volta che un filmaker mette le mani in pasta su un romanzo dello scrittore premio Pulitzer: neanche un paio di anni fa ci avevano pensato due bad brothers del cinema hollywoodiano come Joel e Ethan Coen con Non è un paese per vecchi. Sembrava un’impresa senza destino quella di tradurre in immagini il sogno inquieto descritto con voluttà letale da McCarthy, eppure Hillcoat ce l’ha fatta o, per lo meno, ne è uscita un’opera dignitosa e di tutto rispetto. Questa scelta a dir poco coraggiosa non è stata premiata come avrebbe dovuto, dal momento che la pellicola per lungo tempo ha rischiato di non essere distribuita sul mercato in quanto reputata poco “appetibile” per il gran pubblico con la febbre del cinema solo il sabato sera. Così, lunghi applausi alla Sessantaseiesima Mostra del Cinema di Venezia, e poi l’oblio. A lungo si è creduto che sarebbero caduti in sordina pure i richiami pubblicitari a star di grande impatto commerciale come Viggo Mortensen, Robert Duvall, Charlize Theron e Guy Pearce. In realtà, tutto il peso del film è sulle spalle (emaciate) dell’ex Aragorn de Il Signore degli Anelli, mentre gli altri tre divi rosicchiano a stento il terreno, dovendosi accontentare di piccoli camei. Proprio intervallando i primissimi piani dell’eccellente Mortensen con quelli del tredicenne Kodi Smit McPhee, il regista riesce a far sì che lo spettatore si inzuppi di lacrime, soffocando con i singhiozzi la minimalista colonna sonora curata da Nick Cave. Troppo sfrontata, però, la scelta di conferire una carica simbolica fortissima al personaggio del figlio, raffigurato con un certo visionarismo religioso alla stregua di un piccolo Dio. Nella categoria astratta dei finali da riscrivere sarebbe il caso di aggiungere anche il seguente The Road, che osa riporre troppe speranze nel futuro dopo che per tutto il film non ha fatto altro che sottrarcele tutte.
Tuttavia, l’opera di Hillcoat è comunque una perla alla fine della Terra rispetto all’inappagante e frustrante Codice: Genesi dei fratelli Hughe,s che tratta più o meno gli stessi temi. Insomma, due modi diversi per raffigurare le vie dell’altro mondo.
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